Gli otto segnali del disturbo ossessivo compulsivo, voi ne fate parte?

Fonte corriere.it

Pur manifestandosi in forme diverse, la nevrosi è caratterizzata da pensieri ricorrenti associati a precisi rituali con cui si tenta di neutralizzare una fissazione irrazionale, come la paura dei germi o la necessità di avere ogni cosa sotto controllo.

Lavarsi le mani fino a scorticarsele

L’ossessione trae la propria origine dalla tendenza alla ripetizione mentale di schemi cognitivi relativi a comportamenti da tenere in relazione a specifiche performance richieste (un esame, un colloquio di lavoro, l’incontro con una persona che ci attrae). Questo è un modo per diminuire la tensione associata all’evento e, contestualmente, migliorare la propria lettura del mondo circostante e la propria capacità di fornire risposte comportamentali efficienti. Ecco perché, per chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo (DOC), anche un semplice contatto con la maniglia di un bagno pubblico basta a scatenare una serie di pensieri incontrollati che, nel caso specifico, sono radicati in un terrore talmente irrazionale per i germi da spingere l’individuo a lavarsi le mani anche 50 volte al giorno per la paura della contaminazione. «E il rituale con cui si lava le mani può essere così elaborato da interferire negativamente sulla vita quotidiana», spiega al Reader’s Digest Jeff Szymanski, direttore dell’International OCD Foundation. «Nelle persone affette da DOC tutto va fuori controllo – conferma lo psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Cerveri – e la presenza di compulsioni, ovvero di comportamenti rituali che presentano spesso un’assonanza semantica con le ossessioni e sono spesso fonte di disabilità, è frequente e più facilmente riconoscibile per coloro che vivono con il soggetto in questione».

Tirare a lucido la casa

Essere affetti da disturbo ossessivo compulsivo significa sentire la necessità di dover pulire casa da cima a fondo non perché sia realmente sporca, ma perché se non lo si fa qualcuno potrebbe ammalarsi e la colpa sarebbe appunto della mancata pulizia, quindi della persona che non vi ha provveduto. «Il lavoro di pulizia può durare anche solo un’ora, ma ci si ossessiona su di essa per molto più tempo», avverte Reid Wilson, professore aggiunto di psichiatria all’Università della North Carolina. «Ossessioni e compulsioni presenti nel disturbo ossessivo compulsivo possono avere forme ed intensità diverse – sottolinea ancora Cerveri – e, nel caso delle compulsioni legate alla pulizia e all’ordine, qualunque comportamento altrui che possa creare disordine o sporco genera nel soggetto malato rabbia e tensione che, a volte sfocia in comportamenti verbalmente aggressivi, che rendono il clima relazionale in famiglia decisamente difficile».

Controllare che porte e finestre siano chiuse

Fra le compulsioni più comuni del disturbo ossessivo compulsivo, l’atto di dover controllare ripetutamente qualcosa (che siano porte e finestre chiuse o forno e tostapane spenti, o la manopola del gas) può derivare dalla volontà di non sentirsi responsabili se accade qualcosa di terribile, a cui si aggiunge la paura che qualcun altro possa farsi male a causa della disattenzione. «Nelle forme più gravi, l’impatto sulla vita quotidiana può essere fortissimo – commenta l’esperto di Corriere.it -, oltre che altamente invalidante. Un esempio classico è la necessità di ripetere gesti come controllare la chiusura della porta un numero enorme di volte, che produce una significativa perdita di tempo nell’arco della giornata e una grande tensione nel soggetto, che finisce così per ritrovarsi esausto e senza tempo per le restanti attività».

Essere dei perfezionisti

Avere degli standard elevati e volere che le cose siano fatte in un determinato modo non è di per sé indice di un disturbo. «Quando però tali comportamenti vengono esagerati, allora questo perfezionismo esasperato diventa una forma di DOC», sottolinea Szymanski. «Quando è un sintomo di un disturbo ossessivo compulsivo, il perfezionismo cessa di essere un vantaggio dal punto di vista lavorativo ma diventa piuttosto un danno – ammette Cerveri – . Essendo infatti caratterizzato da comportamenti ripetuti e irrazionali volti alla ripetizione di procedure e algoritmi, e a controlli sempre più serrati di particolari irrilevanti, questo comportamento porta a un deciso calo della produttività, senza dimenticare che spesso viene richiesto in modo così rabbioso a colleghi e dipendenti da rendere l’ambiente lavorativo fortemente problematico».

Avere bisogno di continue rassicurazioni

La mancanza di fiducia in se stessi e la paura di fare degli errori che possano poi avere gravi conseguenze può scatenare la necessità compulsiva di dover chiedere sempre l’opinione degli altri prima di fare qualcosa o di cercare l’approvazione altrui. «L’insicurezza ossessiva per qualunque situazione o scelta porta il soggetto a paralizzarsi dal punto di vista delle proprie attività – conferma Cerveri – . Qualunque cosa viene rimandata in attesa di chiedere ossessivamente consigli o indicazioni ad altri, senza mai essere in grado di trovare un reale e risolutivo aiuto. L’incertezza resta dunque il motivo dominante, insieme a una continua e irrazionale richiesta di rassicurazione, che ben presto viene rivolta anche a persone scarsamente qualificate a fornire le risposte cercate. E tutto ciò è la testimonianza di come il soggetto viva in una condizione dubitativa costante e la compulsione a chiedere rassicurazione rappresenta solo un rituale privo di vero significato».

Avere pensieri violenti e indesiderati (e convincersi che significhino qualcosa)

A differenza di una persona senza alcun disturbo di questo tipo, chi ha una nevrosi ossessivo compulsiva non si limita ad assecondare un pensiero insolito che gli ha attraversato la mente, ma lo deve analizzare nei minimi dettagli. E questo comportamento scatena una serie d’inquietanti interrogativi, che possono continuare a tormentarlo anche per molti giorni di seguito. «La presenza di pensieri insoliti e, a volte, sgradevoli è un’esperienza diffusa quando questi rimangono isolati – spiega ancora Cerveri -, ma alcuni soggetti sofferenti di DOC presentano ossessioni profondamente angoscianti rispetto a questi fenomeni, come per esempio madri che temono di poter fare del male al proprio figlio o donne che hanno paura di poter tradire il fidanzato. E questo pensiero innesca un dubbio che non svanisce, ma continua a crescere in termini di ansia e partecipazione emotiva, fino a portare il soggetto a una condizione di gravissima angoscia».

Fare tutto in base a un numero

Che si tratti di aprire o chiudere la portiera di una macchina o di prendere qualcosa al supermercato, eseguire una determinata attività sulla base di un numero che si ritiene “buono” o “sicuro”, indipendentemente da quale sia questo numero, è il segnale di una nevrosi. «Rompere lo schema potrebbe non solo mettere a disagio, ma anche instillare l’idea che qualcosa possa andare storto», commenta ancora Reid. «In genere, le persone che soffrono del disturbo riescono a mantenere un sufficiente equilibrio funzionale – sottolinea sempre Cerveri -, ma nei periodi di stress questa tolleranza diminuisce, mentre aumentano i comportamenti rituali, fino ad arrivare a un’intensità tale da produrre un marcato disagio nella vita quotidiana».

Allineare perfettamente i barattoli

Sebbene meno comune rispetto ad altre ossessioni, la necessità di organizzare la dispensa in modo maniacale, non solo allineando in barattoli e rivolgendoli tutti nella stessa direzione, ma persino sistemandoli in base al cibo e al colore, muove da un irrazionale bisogno di ordine e simmetria. E basta che tale ordine venga sovvertito per qualsivoglia motivo o che ci si accorga che le cose “non sono più giuste”, per scatenare ansia e preoccupazione. «L’ordine è un elemento simile alla pulizia – conclude Cerveri -, che può però assumere intensità e tonalità diverse, fino a caratterizzarsi in un rituale complicato e fortemente limitante per il soggetto e gli stessi familiari, con stadi di ansia intensissima che, in alcuni casi, possono sfociare in reazioni violente, sia verbali che fisiche».

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