Se queste 15 immagini ti danno fastidio vuol dire che soffri di Tripofobia

Queste immagini ti hanno suscitato una sensazione strana simile alla paura o al disgusto? Oppure riesci ad osservarle per poco tempo prima di dover distogliere lo sguardo? Beh, se è così probabilmente soffri di una strana cosa chiamata tripofobia: una condizione di difficile definizione che sta a metà strada tra la fobia e il disgusto.

Tripofobia deriva dal greco τρύπος e φόβος, letteralmente significa “fobia dei buchi” ed è accusata da tutte quelle persone che, alla vista di immagini contenti cluster ripetuti come i buchi, hanno dalle vere e proprie reazioni funzionali (quali sudorazione e nausea) del tutto simili a chi soffre di aracnofobia (paura dei ragni), di quionofobia (paura della neve) o di eisoptrofobia (paura degli specchi). In realtà tutto ciò che riguarda questa predisposizione psicologica ha dei retroscena molto interessanti, a partire dalla sua origine. A differenza di tutte le altre patologie psichiatriche, la tripofobia (che in realtà non può essere definita patologia perché non è stata riconosciuta tale né tanto meno è entrata a far parte del DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) è figlia del web e del concetto di condivisione di foto, gif e video che sta alla base del mondo di internet.

Nel 2005 una foto raffigurante la geometria di un fiore di loto sul seno di una donna iniziò a rimbalzare da una casella di posta all’altra e poi da un sito web all’altro diventando presto virale. All’email era allegata una storia secondo cui i buchi nati sul corpo dell’antropologa fossero dovuti ad un’infezione che la stessa aveva contratto in Sud America. Si è scoperto poi essere tutto frutto di un fotomontaggio ma, stando ai commenti lasciati sotto le immagini, questi pattern ripetuti evocavano in alcune persone una risposta esagerata (palpitazioni, ansia, prurito) rispetto allo stimolo (immagine) che la determinava. Oggi pare che una parte consistente della popolazione reagisca a queste immagini in modo molto simile a quello che farebbe un soggetto affetto da disturbi d’ansia o da fobia specifica.

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